Valutazione dei rischi: un confronto fra le prescrizioni del D.Lgs. 81/2008 ed i requisiti della norma OHSAS 18001: 2007

Da 22 maggio 2010Salute & Sicurezza
valutazione dei rischi

Quest’oggi sul blog di UninformANGQ dedicato alla Qualita’, all’Ambiente ed alla Sicurezza, pubblichiamo un interessantissimo articolo sulla Sicurezza, in particolar modo sull’efficacia della valutazione dei rischi.

L’identificazione dei pericoli e la valutazione dei rischi cui sono esposti i lavoratori costituiscono attività cruciali che ogni organizzazione deve compiere nell’ambito delle attività volte a tutelare la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro; quest’obbligo è sancito, all’interno del D.Lgs. 81/2008, agli articoli 28 e 29. Ai fini dell’attuazione di quest’obbligo normativo, l’adozione ed efficace attuazione di un modello di organizzazione predisposto ai sensi della normaOHSAS 18001, costituisce un utile supporto organizzativo per il soddisfacimento di un obbligo di natura legale.

La norma precisa i requisiti relativi alla valutazione dei rischi al punto 4.3.1, qui prevede che l’organizzazione definisca, implementi e mantenga attiva una procedura per l’identificazione corrente dei pericoli, la valutazione dei rischi e l’attuazione delle necessarie misure di controllo. Quando si sceglie la metodologia per l’identificazione dei pericoli e la valutazione dei rischi, è opportuno che essa abbia un approccio preventivo piuttosto che reattivo, e che consenta la identificazione, classificazione e documentazione dei rischi soprattutto ai fini dell’applicazione delle necessarie misure di controllo.
Il requisito è sorprendentemente coerente con quanto previsto al comma 2 dell’articolo 28, del D.Lgs. 81/08 che richiede, come obbligo del datore di lavoro, la redazione di “una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa….quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione”; l’approccio sistemico della norma risulta quindi propedeutico e di supporto all’attività del datore di lavoro che, prima di iniziare le attività di valutazione dei rischi, dovrà innanzitutto preoccuparsi di definire una procedura e dei criteri per effettuarla e, una volta completata, dovrà preoccuparsi che essa non sia una attività fine a se stessa, ma che risulti efficace a definire idonee misure di controllo ai fini della protezione e prevenzione dei rischi.

La coerenza fra il disposto legislativo ed il requisito normativo è ancor più evidente nella individuazione dei criteri di scelta delle misure di prevenzione e controllo del rischio; per un efficace conseguimento degli obiettivi di salute e sicurezza, infatti, è necessario che essa sia articolata con le seguenti priorità:

1. eliminazione del rischio
2. sostituzione del rischio
3. progettazione delle misure di controllo
4. segnalazione ed avvertimenti e/o misure amministrative
5. scelta di idonei Dispositivi di Protezione Individuale (DPI)
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E’ quindi evidente che, come anche richiesto dalla legislazione vigente, la dotazione di DPI è solo una delle ultime e residuali scelte lasciate al datore di lavoro per proteggere la salute e sicurezza dei lavoratori, mentre invece è abbastanza evidente come essa sia la scelta più facile e diffusa. L’adozione dei DPI è spesso la scelta più economica, ma non sempre la più efficace; infatti, unDPI protegge dal rischio, ma non previene il pericolo, la protezione è efficace solo se il DPI è usato correttamente, il DPI protegge solo i lavoratori che lo adoperano, l’uso del DPI è facilmente eludibile e difficilmente controllabile. Appare evidente, ma non sempre praticato, quindi, come l’adozione del DPI sia effettivamente la scelta residuale e l’ultima possibilità, per il datore di lavoro, dopo aver esplorato e scartato perché non attuabili tutte le altre modalità diprevenzione e controllo del rischio.

La norma, quindi fornisce un’utile guida alla valutazione dei rischi; infatti, essa prevede anche che la essa sia estesa alle attività abituali e non di tutto il personale che ha accesso al luogo di lavoro (inclusi subappaltatori e visitatori), al comportamento del personale, le sue competenze e gli altri fattori umani, airischi identificati che si originano fuori dai luoghi di lavoro, alle infrastrutture, equipaggiamenti e materiali presenti sul lavoro, fornite dall’organizzazione o da terzi, alle modifiche nell’organizzazione, le sue attività o i materiali adoperati, anche temporanee ed il loro impatto sulle operazioni, i processi e le attività, considerando ogni obbligo legale connesso.

E’evidente come tale approccio non possa che avere benefici effetti sulprocesso complessivo di valutazione del rischio, soprattutto se si considera che, fra le cause più frequenti di infortuni vi siano soprattutto comportamenti insicuri, modifiche ai processi non correttamente valutate e non completamente note, interazioni con attività di fornitori, operazioni non ordinarie e quindi non completamente conosciute da chi le esegue.

Spesso la non conoscenza del pericolo comporta l’errata valutazione del rischio e quindi l’adozione di misure di prevenzione e protezione inadeguate; la scelta di Dispositivi di Protezione Individuale e non di mezzi di Protezione Collettiva, una non adeguata attività di formazione dei lavoratori, il loro mancato coinvolgimento nel processo di miglioramento della sicurezza, l’adozione di comportamenti insicuri e la tolleranza verso tali atteggiamenti è oggi, probabilmente, la più diffusa causa degli infortuni e delle malattie professionali che avvengono nei posti di lavoro.

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