La Svezia è alla ricerca di spazzatura

Da 28 Novembre 2019Energia & Ambiente
Rifiuti Svezia

Mentre nel mondo la classica discarica è ancora il metodo più utilizzato per gestire i due miliardi di tonnellate di spazzatura prodotta ogni anno a livello globale e l’Europa è divisa tra i 587 chili pro capite smaltiti dagli impianti di termovalorizzazione della Danimarca e i 104 dell’Italia, la Svezia ha deciso di andare oltre il modello che in molti stanno cercando di imitare.

Con le moderne tecnologie, quattro tonnellate di spazzatura sono in grado di sprigionare l’energia di una tonnellata di petrolio, 1,5 tonnellate di carbone o cinque di legno. Gli inceneritori di seconda generazione, anche noti come termovalorizzatori, oltre a bruciare i rifiuti recuperano il calore sviluppato durante la combustione e lo utilizzano per produrre vapore. Una volta convogliato, il vapore viene sfruttato per produrre energia elettrica o calore tramite il teleriscaldamento. Il Paese copre, così, l’83% del suo fabbisogno energetico con il nucleare e l’idroelettrico e un altro 7% con l’eolico, facendo dei termovalorizzatori una voce marginale.

Il governo svedese ha speso anni e risorse anche per sensibilizzare i suoi cittadini alla raccolta dei rifiuti. Se nel 1975 gli svedesi riciclavano in media 18 chili di rifiuti all’anno e ne mandavano in discarica quasi 200, nel 2016 il rapporto si è ribaltato con 161 chili riciclati e appena 3 chili non riutilizzati.

In totale viene recuperato il 47% dei rifiuti prodotti in un anno dal Paese, mentre un altro 52% (tra cui rottami metallici, circuiti, e rifiuti agricoli) viene utilizzato nel programma Waste to energy (Wte).

Oggi la Svezia non ha solo risolto il problema della gestione del rifiuti interni, ma può permettersi di importarli dall’estero, in particolare dalla Gran Bretagna, Irlanda e Norvegia. Anche se la Danimarca offre lo stesso servizio, Stoccolma è riuscita a imporsi per il suo prezzo competitivo

La Svezia stima di guadagnare 100 milioni di euro solo nel 2020, oltre a evitare l’emissione di quasi 476mila tonnellate di diossido di carbonio: “Bruciando una tonnellata di rifiuti italiani in Svezia, si evita l’emissione di 500 chili di Co2 che avrebbe rilasciato se stoccata in una discarica in Italia“, sostiene Johan Sundberg, consulente in energia e gestione dei rifiuti dell’organizzazione Profu.

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