Sicurezza alimentare: rischi delle importazioni in Italia

Da 28 Febbraio 2020Eventi & Novità
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I prodotti alimentari importati in Italia sono davvero sicuri?

Dal 2019 in Italia ad oggi si calcolano, in media, più di una segnalazione al giorno, e notifiche inviate all’ Unione Europea durante l’anno. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti presentata al I dati vengono evidenziati da Coldiretti, che ha voluto riportare e rendere nota la lista dei cibi più pericolosi venduti in Italia nel 2019.

Sul totale di 281 allarmi che si sono verificati 124 provenivano da altri Paesi dell’Unione Europea (44%) e 108 da Paesi extracomunitari (39%). In altre parole – precisa la Coldiretti – oltre quattro prodotti su cinque più pericolosi per la sicurezza alimentare provengono dall’estero (83%).

Tra i primi prodotti ritenuti pericolosi si cita il pesce spagnolo, come tonno e pesce spada, con alto contenuto di mercurio e dal pesce francese, sgombro in primis.

Ad esporre moltissimo al rischio ci sono anche i materiali a contatto con gli alimenti (MOCA), per i quali si riscontra la cessione di sostanze molto pericolose per la salute del consumatore (cromo, nichel, manganese, formaldeide ecc.), in particolare per quelli importati dalla Cina.

Nella black list alimentare – precisa la Coldiretti – ci sono poi i pistacchi dalla Turchia e le arachidi dall’Egitto per l’elevato contenuto di aflatossine cancerogene, presenti anche nei pistacchi dagli Stati Uniti e la salmonella enterica nelle carni avicole polacche.

 

I paesi più “pericolosi”

Volendo stillare una classifica dei Paesi da cui arrivano in Italia il maggior numero di prodotti rischiosi avremmo:

  • La Spagna con riguardanti principalmente la presenza di mercurio nel pesce,
  • La Cina soprattutto per migrazione di metalli nei materiali a contatto con alimenti
  • La Turchia con 22 avvisi, maggiormente per aflatossine nella frutta in guscio.

Dai risultati sono evidenti le maggiori garanzie di sicurezza – evidenzia Coldiretti – dei prodotti nazionali mentre i pericoli vengono soprattutto dalle importazioni.

La relazione della Corte dei Conti Europea ha voluto interpellare la Commissione Europea sui pericoli chimici di ordine alimentare, per poter spiegare quali misure intende adottare per mantenere lo stesso livello di garanzia per gli alimenti importati rispetto a quelli prodotti nella Ue.

Infatti, sugli alimenti importati è stata individuata una presenza irregolare di residui chimici piu’ che doppia rispetto a quelli Made in Italy con i pericoli che si moltiplicano per gli ortaggi stranieri venduti in Italia che sono quasi cinque volte piu’ pericolosi di quelli nazionali. . In particolare sono incriminati gli alimenti importati dalla Cina, principalmente broccoli, che “vantano” addirittura il 92% di irregolarità igienico-sanitaria sui campioni presi in esame.

Focus su Cina e Africa

Non è una novità che i prodotti importati dalla Cina risultino contaminati e poco sicuri, in quanto già nel 2015 si era dimostrato che tale merce risultava ampiamente fuori range dai limiti di legge consentiti su pesticidi e contaminanti ambientali.

Secondo le elaborazioni della Coldiretti, infatti, gli alimenti cinesi appaiono fuori norma di legge per la presenza di additivi, coloranti, conservanti e micotossine. Ma se la Cina ha ricevuto le luci dei riflettori già nell’anno passato a causa di queste illegalità alimentari anche l’Egitto ottiene l’interessamento della Coldiretti che lo inserisce ai primi posti nell’elenco dei paesi di importazione più contaminati: le melagrane egiziane superano per il 33% i valori di legge consentiti e ritenuti salutari dalle norme europee sull’alimentazione, seguite a ruota dall’11% dei campioni di fragole e dal 5% dei campioni di arance africane.

Non mancano nella lista i peperoncini di importazione thailandese che mostrano il 21% di irregolarità sui residui chimici dei campioni prelevati ed analizzati, mentre il 10% riguarda i piselli provenienti dal Kenya.

In questo contesto, in caso di allarme alimentare le maggiori preoccupazioni sono proprio determinate dalla difficoltà di rintracciare rapidamente i prodotti a rischio per toglierli dal commercio: questo genera in primis un calo di fiducia, che si chiede come mai il prodotto sia stato dapprima messo in commercio; sicuramente ne consegue un calo notevole dei consumi, la crisi di interi comparti economici, e la perdita conseguente di posti di lavoro.

La manovra protettiva della Coldiretti sarà dunque quella di rendere pubblici e visibili anche ai consumatori i nomi delle aziende che sfruttano prodotti stranieri, riportare sulle etichette l’origine di tutti i prodotti e smascherare le aziende che più utilizzano materie prime estere.

Resta evidente, quindi, il primato del Made in Italy nella sicurezza alimentare a livello internazionale ed europeo.

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