Il rischio idrogeologico in Italia

Da 4 Dicembre 2017Energia & Ambiente

E’ stato da poco presentato il nuovo rapporto di Legambiente “Ecosistema Rischio 2017”. Dal rapporto emerge che il territorio italiano è sempre più fragile a causa dei cambiamenti climatici. Sono ben 7,5 milioni i cittadini che abitano o lavorano in zone a rischio idrogeologico. I danni economici causati dal maltempo sono di 7,6 miliardi negli ultimi tre anni (2013-2016).

Esistono ovviamente territori più fragili di altri, ma anche scelte amministrative e urbanistiche in grado di aggravare i rischi. Per quanto riguarda la cementificazione dei letti dei fiumi ad esempio, il 9% delle amministrazioni ha dichiarato di aver “tombato” tratti di corsi d’acqua sul proprio territorio, con una conseguente urbanizzazione delle aree sovrastanti.

Dal 2010 al 2016, stando alle stime del CNR, le sole inondazioni hanno provocato nella Penisola la morte di oltre 145 persone e l’evacuazione di oltre 40mila persone. Il 65% delle amministrazioni (952) ha dichiarato che sono state realizzate opere per la mitigazione del rischio nel proprio territorio. Sul fronte dell’attività di prevenzione, l’82% (1.192) delle amministrazioni si è dotato di un piano di emergenza comunale di Protezione Civile da mettere in atto in caso di frana o alluvione. Solo il 55% di questi (656 su 1192) ha dichiarato invece di aver aggiornato il proprio piano d’emergenza negli ultimi due anni.

Legambiente ha presentato inoltre le 5 priorità di intervento per l’associazione ambientalista: 1) Introdurre la chiave dell’adattamento al clima nella pianificazione di bacino e negli interventi di riduzione del rischio idrogeologico; 2) Intervenire in maniera prioritaria sulle aree urbane; 3) Avviare una politica di delocalizzazione degli edifici a rischio; 4) Rafforzare le misure di vincolo, con l’obiettivo di evitare l’insediamento di nuovi elementi in arre a rischio; 5) Diffondere la cultura della “convivenza con il rischio”.  

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