Riforma del Codice Appalti in dirittura di arrivo

Da 4 aprile 2016Qualità
riforma del codice appalti

Durante il Consiglio dei Ministri del 3 marzo scorso si è discusso sulla riforma del Codice Appalti. Il Governo ha, infatti, approvato in esame preliminare il testo del decreto legislativo di attuazione delle direttive 2014/23/UE, 2014/24/UE e 2014/25/UE del Parlamento europeo e del Consiglio del 26 febbraio 2014, sull’aggiudicazione dei contratti di concessione, sugli appalti pubblici e sulle procedure d’appalto degli enti erogatori nei settori speciali dell’acqua, dell’energia, dei trasporti e dei servizi postali, nonché sul riordino della disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture.

Frutto della Legge Delega del 28 gennaio 2016, n. 11, il decreto oltre a recepire le tre nuove direttive europee, riordinerà di fatto la disciplina vigente in materia di contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture e contratti di concessione

La riforma del Codice Appalti,  sarà articolata per processi, di facile consultazione, articolato in sequenza dal momento in cui si decide una procedura di affidamento a quello finale dell’esecuzione.

Si tratterà di una disciplina autoapplicativa, senza cioè un  regolamento di esecuzione e di attuazione, ma con linee guida di carattere generale, da approvare con decreto del Ministro delle infrastrutture e dei trasporti su proposta dell’Autorità nazionale anticorruzione (ANAC) e previo parere delle competenti commissioni parlamentari

Viene poi regolata la Governance, con il rafforzamento dell’ANAC nel sostegno alla legalità, il ruolo del Consiglio Superiore del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (MIT) e l’istituzione della Cabina di regìa presso la Presidenza del Consiglio dei ministri, quale organo di coordinamento e monitoraggio.

All’interno del testo, a Riforma del Codice Appalti, ci saranno anche indicazioni su pianificazione, programmazione e progettazione, le modalità di affidamento, individuando i principi comuni a tutti i tipi di affidamento: trasparenza, economicità, efficacia, correttezza, tempestività, libera concorrenza, non discriminazione, applicabilità dei contratti collettivi al personale impiegato nei lavori, servizi e forniture oggetto dei contratti, applicabilità della legge 241/1990, il RUP, le fasi delle procedure, i controlli sugli atti di affidamento e i criteri di sostenibilità energetica e ambientale.

Ridefinite, poi, le regole procedurali per ogni tipologia contrattuale: appalto, concessioni, altre tipologie quali quelle in house, contraente generale, strumenti di partenariato pubblico-privato, ricomprendendo in quest’ultimo il project financing, strumenti di sussidiarietà orizzontale, il baratto amministrativo. Vengono disciplinati i passaggi: verifica della soglia comunitaria e requisiti di qualificazione della stazione appaltante, modalità di affidamento e scelta del contraente, bandi, avvisi, selezione delle offerte, aggiudicazione, esecuzione, della verifica e collaudo.

Un elemento sicuramente significativo è l’importanza riservata alla qualità dell’appalto:  previsti tre livelli di progettazione, il nuovo progetto di fattibilità tecnica ed economica, il progetto definitivo ed il progetto esecutivo, che viene posto a base di gara.

Quanto alla scelta del contraente, il criterio dell’offerta economicamente più vantaggiosa diventerà  il criterio di aggiudicazione preferenziale, nonché obbligatorio per i servizi sociali e di ristorazione ospedaliera, assistenziale e scolastica e per quei servizi in cui è fondamentale l’apporto di manodopera nei settori in cui prevale l’esigenza di qualità o di tutela dei lavoratori.

Uno dei nodi cardine del testo e vera novità della riforma del Codice Appalti è la riscrittura della “concessione” con una disciplina unitaria per le concessioni di lavori, servizi e forniture: le concessioni sono contratti di durata, caratterizzati dal rischio operativo in capo al concessionario in caso di mancato ritorno economico dell’investimento effettuato. Quanto ai soggetti privati, titolari di concessioni di lavori o di servizi pubblici, già in essere alla data di entrata in vigore del codice, non affidate con la formula della finanza di progetto o con procedure di gara ad evidenza pubblica, saranno obbligati ad affidare una quota pari all’80% dei contratti di importo superiore a 150.000 euro mediante le procedure ad evidenza pubblica. Le concessioni già in essere si adegueranno entro 24 mesi dall’entrata in vigore del Codice, dietro  verifica dell’ANAC e dei soggetti preposti, secondo le indicazioni delle linee guida ANAC.

Tra le disposizioni volte a favorire la concorrenza, viene introdotto il Documento di gara unico europeo, che consentirà un’immediata apertura della concorrenza europea.

Tutte le novità sul testo sono rinvenibili sul sito del Consiglio dei MInistri

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