Sei nuovi quesiti sulla sicurezza. Interpelli per il Ministero.

Da 27 giugno 2016Salute & Sicurezza
quesiti sulla sicurezza

La Commissione interpelli presso il ministero del lavoro ha presentato le risposte a sei nuovi quesiti sulla sicurezza sul lavoro, con gli interpelli n.5-10/2016.

L’interpello n.5/2016 è posto n merito all’applicabilità del d.lgs. n. 81/2008 agli studi professionali infermieristici.

Secondo il Ministero gli infermieri associati devono essere considerati “lavoratori”, come definiti all’art. 2, co 1 lett. a)Testo Unico di Sicurezza, qualora svolgano la propria attività professionale “nell’ambito dell’organizzazione di un datore di lavoro pubblico o privato”, oppure prestino la propria attività per conto di una società, un’associazione o un ente in qualità di soci lavoratori fermo restando il rispetto della normativa giuslavoristica.

L’Interpello n.6/2016 riguarda la disciplina sul riposo giornaliero minimo da garantire al personale mobile e relativa valutazione dei rischi. Ma la Commissione Interpelli esclude di potersi esprimere in merito,  confermando solo il principio generale per il quale la valutazione dei rischi non può non tener conto degli aspetti connessi all’organizzazione del lavoro.

L’Interpello n.7/2016 riguarda la formazione del datore di lavoro, dei dirigenti e dei preposti dell’impresa affidataria ai sensi dell’art. 97 comma 1 del Testo Unico di Sicurezza. Al riguardo, sottolinea il Ministero, il legislatore non ha stabilito il livello di formazione minima degli addetti all’attuazione del citato art. 97. Pertanto si ritiene che il committente o il responsabile dei lavori, acquisendo attraverso la verifica dell‘idoneità tecnico professionale delle imprese (allegato XVII d.lgs. n. 81/2008) “il nominativo del soggetto o i nominativi dei soggetti della propria impresa, con le specifiche mansioni, incaricati per l’assolvimento dei compiti di cui all’articolo 97”, dovrà verificarne l’avvenuta specifica formazione con le modalità che riterrà più opportune, anche attraverso la richiesta di eventuali attestati di formazione o mediante autocertificazione del datore di lavoro dell’impresa affidataria.

L’Interpello n.8/2016 riguarda il fenomeno del distacco del lavoratore e la “corretta interpretazione all’obbligo della sorveglianza sanitaria“. Secondo la Commissione Interpelli, gli obblighi in materia di salute e di sicurezza sul lavoro incombono, in modo differenziato, sia sul datore di lavoro che ha disposto il distacco che sul beneficiario della prestazione (distaccatario).Ma sul datore di lavore grava l’obbligo di “informare e formare il lavoratore sui rischi tipici generalmente connessi allo svolgimento delle mansioni per le quali egli viene distaccato”. Mentre al distaccatario spetta invece l’onere, a norma del medesimo articolo, di ottemperare a tutti gli altri obblighi in materia di salute e sicurezza sul lavoro inclusa, quindi, la sorveglianza sanitaria.

L’interpello n.9/2016 riguarda la “valutazione dei rischi da agenti chimici presenti sul luogo di lavoro” nei siti contaminati ed in particolare  sulla possibilità di utilizzo del Manuale operativo pubblicato dall’Inail “Il rischio chimico per i lavoratori nei siti contaminati“.

Quanto al manuale, il Ministero ritiene che in esso sia riportata una procedura utile per la valutazione e gestione del rischio chimico ponendo essenzialmente l’attenzione sugli aspetti legati alla salute, fermo restando l’obbligo di valutazione del rischio per la sicurezza. La scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro: esso può dunque costituire un valido riferimento per la relativa valutazione dei rischi in tale tipologia di siti e soddisfi la previsione normativa.

L’Interpello n.10/2016, infine,  è stato presentato da Confindustria per sapere se gli impianti tecnici produttivi, strettamente correlati all’attività imprenditoriale e funzionali al ciclo di produzione delle attività ivi esercite, rientrino nella definizione di “impianti tecnici in opera all’interno ed all’esterno degli edifici” di cui al DM 6 settembre 1994.

Secondo la Commissione Interpelli la legge n. 257/1992 e le relative precisazioni amministrative, ivi compreso il riferimento agli “impianti tecnici in opera all’interno che all’esterno” è diretta ai soli edifici, ed è da intendersi riservata ai soli impianti posti a servizio dell’edificio (ad es. impianti termici, idrici, elettrici). Pertanto, la Commissione ritiene che eventuali materiali contenenti amianto debbano essere gestiti: -mediante l’applicazione delle disposizioni del DM 6 settembre 1994 da parte del proprietario/conduttore e del d.lgs. n. 81/2008 da parte del datore di lavoro che opera nell’immobile, nel caso di materiali contenenti amianto presenti in impianti funzionali all’immobile; -attraverso le previsioni normative del d.lgs. n. 81/2008 a cura del Datore di Lavoro, nel caso di materiali contenenti amianto presenti in impianti produttivi strettamente correlati all’attività imprenditoriale e per questo non funzionali all’esercizio dell’immobile.

Fatta chiarezza sui 6 nuovi quesiti sulla Sicurezza sul lavoro ci si aspettano nuove indicazioni in merito alle aree d’interesse ancora scoperte.

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