Una Pasqua più “amara” a causa del Covid-19

Da 9 Aprile 2020Eventi & Novità
Pasqua Covid-19

Le conseguenze del Coronavirus sui consumi di dolci pasquali

 

A causa del Covid-19 spazi ridotti nei supermercati, laboratori artigiani e pasticcerie chiuse.

I supermercati predispongono poco spazio nei loro scaffali, le pasticcerie restano chiuse, nonostante le protesti di lavoratori e commercianti e laboratori artigianali che fermano i loro macchinari.

Queste le conseguenze del Covid.19 sulla produzione di colombe e uova di Pasqua; è indubbio che ciò comporterà anche il calo dei consumi per un danno stimato di più di 650 milioni di euro per il settore dolciario.

Unione Italiana Food, l’associazione che rappresenta le principali aziende dolciarie italiane, dopo aver lanciato un appello alla Gdo che, circa un mese fa, ha annullato molti ordini di uova e colombe alle grandi e piccole aziende dolciarie, poiché il Covid- 19 ha imposto una riorganizzazione delle corsie e un maggior distanziamento delle merci nei supermercati, oggi tira le somme di quello che sarà un vero e proprio flop annunciato.

Chi è stato più rapido a fare scorte potrà festeggiare con uova di cioccolata e colombe pasquali tradizionali; altri resteranno, per così dire, “a bocca asciutta”.

“Flop” di vendite di uova e colombe pasquali

 

I laboratori artigiani e le pasticcerie sono davvero messi al muro:  non possono neanche, infatti, vendere attraverso la modalità di asporto. La Confartigianato ha calcolato che la chiusura ad aprile provoca perdite per 652 milioni di euro, tra mancato fatturato e perdite legate ad deperimento delle materie prime acquistate precedentemente alla sospensione forzata.

La Cna prevede che le produzioni artigianali sono destinate e precipitare, in calo da un anno all’altro di oltre il 50% e un calo delle vendite rispetto al 2019 nell’ordine perlomeno del 20% a causa del combinato disposto dell’esplosione del ‘fai da te’ e delle difficoltà nel fare la spesa, tra orari ridotti, file allungate e controlli di ordine pubblico.

In un ordine percentuale ancora superiore il calo delle vendite di uova di Pasqua, ipotizzato intorno al 30%. “In questo caso la produzione artigianale si è praticamente azzerata. Un colpo fortissimo. – segnala ancora l’associazione degli artigiani – Rischia di essere letale per molti piccoli produttori che in queste festività realizzavano tra un quarto e un terzo del loro fatturato”.

Si stima che sarà circa il 54% delle famiglie italiane a festeggiare la Pasqua praticamente senza uova e colombe ma preparando dolci della tradizione regionale, il più delle volte fatti in casa, almeno in una casa su due. E’ quanto emerge da un’indagine Coldiretti Ixè sulla Pasqua degli italiani al tempo del coronavirus che sta costringendo a casa gli italiani favorendo un prepotente ritorno in cucina. Dalla Lombardia alla Sicilia, dal Veneto alla Puglia, ogni territorio offre le sue specialità territoriali.

L’Iniziativa #iononrinuncioalletradizioni

 

A fronte di tale situazione la ministra delle Politiche agricole Teresa Bellanova, era intervenuta lanciando la campagna #iononrinuncioalletradizioni.

“Solo adesso si comincia a percepire nei punti vendita della Gdo l’esposizione di colombe e uova di cioccolata di vari marchi, uno spiraglio alla commercializzazione ma purtroppo è tardi, siamo troppo a ridosso della Pasqua” afferma  Mario Piccialuti, direttore generale di Unione Food. Dunque la domanda è: “quanti consumatori riusciranno ad acquistare prodotti in questi ultimi giorni, in condizioni quali file al supermercato e pochi minuti per fare gli acquisti?”. Per l’industria si profilano perdite di fatturato del 30-40% se non interverranno novità di rilievo, ovvero un improbabile rifornimento e una ancora più improbabile corsa agli acquisti last minute.

Si potrebbe aggiungere che, proprio la determinazione degli italiani a non rinunciare alle tradizioni potrebbe trasformarsi in voglia di mettersi in cucina e dedicarsi anche a ricette di pasticceria elaborate che mai si sarebbe immaginato di dover riprodurre. Di necessità virtù dice il detto, e chissà in quanti ci hanno già pensato! Sempre che si riesca a fare rifornimento di ingredienti presso i supermercati.

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