Le farine “made in Italy” sono realmente tali?

Da 8 Maggio 2017Qualità
farine

Come possono esserci farine “made in Italy” se importiamo grano dall’estero si chiede l’Associazione Industriali Mugnai d’Italia che raggruppa una grossa fetta di aziende agricole?

In Italia le aziende e i mulini che propongono farina confezionata sugli scaffali dei supermercati non sono obbligati a indicare sulle confezioni l’origine della materia prima, ma devono riportare il nome dello stabilimento che ha effettuato l’ultima trasformazione significativa. Dunque una farina prodotta da grano importato ma trasformata in Italia è quindi per legge “italiana al 100%”.

L’Italia, non avendo sufficiente produzione di frumento, deve necessariamente importare. Le importazioni di grano tenero rappresentano il 60% del fabbisogno. La quota di  grano duro importato destinato ai pastifici italiani invece raggiunge circa il 40% del fabbisogno.

Pertanto una parte del frumento tenero e duro da cui viene prodotta la farina “made in Italy” non è di origine italiana.

Dal 2016 il governo sta lavorando a una legge che dovrebbe garantire la tracciabilità delle materie prime anche per pasta e farina che si comprano al supermercato, indicando in etichetta l’origine del grano. Le farine di grano tenero e le semole di grano duro ottenute da grani nazionali in genere costano leggermente di più rispetto al prodotto commercializzato senza l’etichetta 100% grano italiano.

La maggior parte delle farine utilizzate in Italia nasce dalla lavorazione di frumento importato da paesi dell’Unione Europea, in particolare Francia, Germania e Austria ed in alcuni casi dal Canada e dagli Stati Uniti. Il frumento importato  rispetta pienamente la normativa comunitaria, che è tra le più severe al mondo, per quanto riguarda la presenza massima di contaminanti.

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