La sentenza Thyssen-Krupp: una svolta epocale per la giurisprudenza in materia di salute e sicurezza dei lavoratori – Parte II

Da 27 maggio 2011Salute & Sicurezza
sentenza Thyssen-Krupp

Come anticipato nell’articolo precedente, quest’oggi sul blog UninformANGQ dedicato alla Qualità, all’Ambiente ed alla Sicurezza, pubbliciamo la seconda parte dell’intervento dedicato alla sentenza Thyssen-Krupp.

Nel precedente articolo abbiamo descritto per sommi capi, la vicenda Thyssen-Krupp, dall’incendio del 7 dicembre 2007, alla sentenza di primo grado della Corte d’Assise presso il Tribunale di Torino del 14 aprile 2011. Vogliamo qui soffermarci sui risvolti che questa sentenza potrà avere sul modo di interpretare la “sicurezza” nel contesto industriale italiano.

Al di là degli indubbi risvolti di carattere mediatico della sentenza, questa avrà certamente importanti ripercussioni sul modo di “pensare” la sicurezzaall’interno delle imprese. Finora, infatti, la sola condanna in caso di morti sul lavoro era stata l’omicidio colposo, il che non comportava la possibilità della pena carceraria (salvo la reiterazione del reato). Oggi, invece, in presenza dicolpa grave e cosciente, il rischio è certamente più alto.

Lo stesso Guariniello, intervistato a caldo, dopo la sentenza lancia un messaggio ai consigli di amministrazione e a tutti i luoghi dove le aziende prendono le grandi decisioni e decidono le politiche sulla sicurezza. Il pm Guariniello si aggancia all’orientamento della Cassazione secondo cui, nelle società per azioni, tutti i membri di un CdA sono considerati datori di lavoro (cfr articoli ottobre / novembre 2010).

«Da oggi – spiega – è possibile che la sentenza si riverberi sui ragionamenti che si fanno nei consigli di amministrazione. Le pene che si possono applicare non sono teoriche. E allora qualcuno potrebbe chiedersi: “Se facciamo o non facciamo questo, se prendiamo o non prendiamo quel provvedimento, c’è il rischio che spuntino elementi di dolo tali da portarci in galera?”».

Il magistrato, tuttavia, sottolinea che «il dolo non è applicabile meccanicamente a tutti i casi di infortunio sul lavoro. Noi – spiega – non lo abbiamo cercato. La nostra indagine era cominciata, come di consueto, per un omicidio colposo. Poi abbiamo trovato gli elementi che ci hanno portato a contestare il dolo. Ma abbiamo dovuto applicare metodologie di indagine nuove per gli incidenti sul lavoro, metodologie più tipiche da reati di criminalità organizzata: non abbiamo fatto un normale sopralluogo, abbiamo fatto delle perquisizioni, in cui determinante è stato il ruolo della Guardia di finanza, esaminando anche gli scambi di email aziendali. Non ci siamo, insomma, fermati alle anomalie dello stabilimento: abbiamo cercato di capire perché si erano create quelle anomalie».

Di tenore opposto il commento della difesa che parla di«sentenza con aspetti esageratamente punitivi», e lamenta che nessuno degli argomenti e delle argomentazioni portati a discolpa siano stati presa in esame. Tuttavia, il collegio difensivo, riconosce improbabile che la Corte sia stata condizionata dal clima complessivo in cui il processo si è svolto e dalla pressione dei media.

Cosa cambia da oggi ? Forse non tantissimo per tutti coloro che, nella gestione della propria azienda hanno dato alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori un ruolo preminente, convinti che ciò costituisca un fattore di successo piuttosto che un mero costo non ammortizzabile.

Non vogliamo in generale colpevolizzare la classe dirigente e gli imprenditori italiani. Riteniamo che, nella maggior parte dei casi, le omissioni che portano a conseguenze dannose per i lavoratori siano effettivamente ascrivibili ad omissioni colpose, piuttosto che dolose. Ma cosa cambia per le vittime? ASSOLUTAMENTE NULLA !!

Perciò riteniamo che questa sentenza sia storica. Perché ha portato alla luce (se non lo fosse già) il problema della tutela dei lavoratori, sotto il profilo della loroincolumità, con la conseguenza che, oggi, i dirigenti aziendali come tutti coloro che si occupano di sicurezza non potranno più avere colpevoli distrazioni; dovranno considerare come elemento essenziale, all’interno della gestione aziendale, la prevenzione dei rischi cui sono esposti i lavoratori.

Si spera, d’ora in avanti, che seguire la normativa, sarà sempre più conveniente, che aggirarla, sottovalutarla o, peggio, ignorarla del tutto.

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