La responsabilità amministrativa dell’impresa e le violazioni delle norme in materia di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori (D.Lgs. 231/2001 e D.Lgs. 81/2008). – Parte II

Da 6 Maggio 2010Salute & Sicurezza
tutela della salute

Nel precedente articolo avevamo evidenziato quali fossero state le recenti novità di carattere giurisprudenziale rispetto al coinvolgimento amministrativo di un impresa per l’illecito posto in essere da un soggetto che ricopre funzioni apicali in violazione delle norme a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori.

Con una recente sentenza del tribunale di Trani, infatti, al termine del processo per i ben noti fatti del marzo 2008 di Molfetta, venivano condannate le persone fisiche per il reato ascritto, ma soprattutto le società per non aver istituito, prima dei fatti, un modello di organizzazione idoneo a prevenire le fattispecie di reato contestato.

Proprio quest’ultima parte della sentenza è per noi di particolare interesse. La difesa delle società imputate, infatti, avevano sostenuto che i documenti di valutazione dei rischi predisposti potessero essere in qualche misura assimilati ad un modello di organizzazione. Il giudice, invece, si è espresso in maniera ferma, sostenendo che i documenti di valutazione dei rischi, pur se correttamente predisposti in una ottica organizzativa, in nessun caso possono assumere valenza di modello di organizzazione, in quanto è evidente che il sistema introdotto dal D.Lgs. 231 / 2001 (richiamato nell’art. 30 del D.Lgs. 81/2008) impone alle imprese di adottare un modello diverso e ulteriore rispetto a quello previsto dalla normativa antinfortunistica, con lo scopo di evitare in tal modo la responsabilità amministrativa dell’impresa.

Non a caso, mentre i documenti presentati dalla difesa risultavano redatti secondo quanto previsto dagli artt. 26 e 28 del D.Lgs. 81/08, il modello di organizzazione e gestione previsto dal D.Lgs. 231/01 è contemplato dall’art. 30 dello stesso decreto, segnando così il legislatore una distinzione non solo nominale ma anche funzionale.

Tale ultimo articolo riprende l’articolazione offerta dal D.Lgs. 231/01 e ne pone in evidenza anche i seguenti aspetti cruciali, che differenziano il modello da un semplice, per quanto ben predisposto, documento di valutazione di rischi:

o      la necessaria vigilanza sull’adempimento degli obblighi, delle procedure e delle istruzioni di lavoro in sicurezza

o      la necessità di un idoneo sistema di controllo sull’attuazione del medesimo modello e sul mantenimento nel tempo della condizioni di idoneità delle misure adottate;

o      l’individuazione di un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.
Perciò il modello immaginato dal legislatore in questa materia è un modello ispirato a distinte finalità che debbono essere perseguite congiuntamente: quella organizzativa, orientata alla mappatura ed alla gestione del rischiospecifico nella prevenzione degli infortuni; quella di controllo sul sistema operativo, onde garantirne la continua verifica e l’effettività. Non è possibile che una semplice analisi dei rischi valga anche per gli obiettivi del D.Lgs. 231/01.
Anche se sono ovviamente possibili parziali sovrapposizioni, è chiaro che il modello teso ad escludere la responsabilità societaria è caratterizzato anche dal sistema di vigilanza, che culmina nella previsione di sanzioni per le inottemperanze e nell’affidamento di poteri disciplinari all’organismo di controllo.

Peraltro, mentre il documento di valutazione dei rischi è rivolto soprattutto ailavoratori per informarli dei pericoli incombenti in determinate situazioni, il modello previsto dal D.Lgs. 231/01 e dall’art. 30 del D.Lgs. 81/08 deve rivolgersi principalmente a coloro che, in seno all’intera compagine aziendale, sono esposti al rischio di commettere reati colposi e di provocare quindi le lesioni o la morte di lavoratori, sollecitandoli ad adottare standard operativi e decisionali predeterminati, in grado di evitare una responsabilità dell’ente.

Dall’analisi dei rischi del ciclo produttivo l’attenzione viene spostata ai rischi del processo decisionale finalizzato alla prevenzione.

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