La plastica arriva sino al Mar Artico

WWF

Un team di ricercatori di Enea, Cnr e l’università di Roma La Sapienza ha rinvenuto in un piccolo crostaceo marino, l’anfipode Gammarus setosus (una specie di gamberetto) molto diffuso nelle isole Svalbard e nel mar Glaciale Artico, frammenti di microplastiche.

Biondicatori sempre più utili 

L’utilizzo di bioindicatori come questo crostaceo è di grande importanza nel monitoraggio delle microplastiche, poiché può fornire un quadro molto più realistico della contaminazione e soprattutto indicare quanto questa contaminazione sia trasferita nella catena alimentare e possa potenzialmente arrivare anche a noi” sostiene la ricercatrice Enea Valentina Iannilli del Laboratorio Biodiversità e Servizi ecosistemici.

Microplastiche

È allarme microplastiche

Se da una parte era già, purtroppo, noto come scampi e gamberi viola, che rappresentano i crostacei più richiesti dal mercato, fossero ricchi di microplastiche, dall’altra, ci si illudeva che, un luogo puro ed incontaminato, come il Mar Artico, fosse in qualche modo sollevato da questo genere di problematiche. Eppure, trattandosi di una specie molto abbondante (fino a 3000 individui al m2) il rischio per l’uomo e per l’ambiente è molto elevato. “Infatti le microplastiche scambiate per cibo possono arrivare all’apparato digerente degli animali, nei tessuti e poi nelle parti edibili dei pesci” continua Iannili “Trattandosi di una specie molto abbondante il rischio di trasferimento delle microplastiche, nella catena alimentare umana è rilevante”.

Dati alla mano, questo crostaceo mediamente si aggira intorno ai 3cm, e sono state rinvenute mediamente 72,5 particelle di microplastica tra i 3 e i 370 micrometri (milionesimi di metro), la maggior parte delle quali più piccole di un trentesimo di millimetro (30 micrometri). 

Ciò rappresenta un inequivocabile campanello d’allarme. Quanto ancora si dovrà andare avanti prima di rendersi conto della delicatezza della tematica “inquinamento”?

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