La gestione dei controlli e delle verifiche sulle attrezzature di lavoro – Parte II

Da 12 Giugno 2012Salute & Sicurezza
attrezzature di lavoro

Nel precedente articolo abbiamo presentato una panoramica sul controllo delle attrezzature di lavoro. In questo seconda parte, invece, vogliamo approfondire criteri e principi di verifica sugli apparecchi a pressione.

Il controllo degli apparecchi in pressione ha una storia più che centenaria. Le prime norme per le caldaie a vapore risalgono al XIX sec. Con lo sviluppo dell’industria chimica, già dalla prima metà del XX sec., in molti paesi, fra cui l’Italia, si svilupparono la progettazione, la costruzione e l’esercizio di recipienti e tubazioni in pressione in condizioni di sicurezza.

Nel 1997 l’Unione Europea, con lo scopo di permettere il libero commercio di apparecchi in pressione e di armonizzare le varie normative tecniche, ha emesso la direttiva PED (Pressure Equipment Directive) che regola gli aspetti di progettazione, costruzione e certificazione degli apparecchi. Nella direttiva gli apparecchi sono distinti, in base allapericolosità intrinseca, in quattro categorie (I, II, III, IV). Da queste categorie sono escluse le attrezzature più semplici, per le quali si prevede una semplificazione dei vincoli.

L’assegnazione alle diverse categorie è funzione della Pressione e del Volume per recipiente e della Pressione e Diametro per le tubazioni. I calcoli per l’assegnazione a una categoria sono relativamente complessi e vengono svolti avvalendosi di una serie di strumenti grafici riportati nella stessa direttiva, distinti in funzione del tipo di fluido contenuto, a seconda che sia classificato come pericoloso o non pericoloso (gruppo 1 o gruppo 2).

L’assegnazione a una particolare categoria segue tutto il ciclo di vita dell’apparecchio.

Sulla base di quanto appena esposto, quindi, si potrebbe immaginare una inutile sovrapposizione fra le previsioni della direttiva PED e quelle del Decreto Legislativo 81/2008, ma in realtà così non è.

Infatti, in accordo con la direttiva PED, un apparecchio in pressione è visto come prodotto del quale devono essere garantiti specifici requisiti di sicurezza per poter liberamente circolare nel mercato comune europeo. Lacertificazione del prodotto in accordo con la direttiva tiene conto della categoria di appartenenza per stabilire criteri di sicurezza più o meno stringenti.

Il D. Lgs. n. 81/08 vede, invece, l’apparecchio come attrezzatura di lavoro del quale, una volta immesso in commercio in accordo con i requisiti previsti dalla direttiva, vanno verificate costantemente il permanere dellecondizioni di sicurezza che hanno consentito di dichiararlo conforme e quindi idoneo per la commercializzazione

Pertanto, l’allegato VII del D.Lgs. 81/2008, in base alla categoria PED dell’attrezzatura in pressione, fissa le frequenze delle verifiche d’integrità e di funzionalità.

La direttiva PED è stata recepita, nell’ordinamento nazionale, con il D:Lgs. 93/2000, con il DM 329/04, inoltre, sono state definite le modalità per la messa in servizio ed utilizzo delle attrezzature in pressione.

Il DM 329/04, in particolare, costituisce una importante norma transitoria per l’uso di quelle attrezzature e tubazioni, esistenti al 12/2/2005, commercializzati fino al 29/5/02 che non risultano certificati secondo la direttiva PED.

Essi, possono essere oggetto di riqualificazione periodica in accordo alle Tabelle riportate in Allegato A ed Allegato B al DM, pertanto, l’utilizzatore può essere soggetto ai seguenti obblighi:

–        Dichiarazione di messa in servizio

–        Verifica di primo impianto

–        Verifiche di riqualificazione periodica

Per “Dichiarazione di messa in servizio” si la comunicazione da presentare all’ISPESL e all’ASL competente per territorio contenente il fascicolo dell’attrezzatura ed i documenti previsti dall’Articolo 6.1 del DM 329/2004.

La “Verifica di primo impianto” è quella effettuata dai soggetti che ricevono la dichiarazione di messa in servizio e consiste nell’accertamento da parte dell’ente verificatore che l’attrezzatura sia stata correttamente installata nel rispetto della normativa vigente e delle istruzioni d’uso e manutenzione rilasciate dal fabbricante dell’attrezzatura stessa; in particolare la verifica è finalizzata al controllo del funzionamento in sicurezza delle attrezzature e degli insiemi.

Le “Verifiche di riqualificazione periodica” si dividono in:

–        verifiche di integrità: consistenti nell’ispezione delle varie membrature mediante esame visivo eseguito dall’esterno e dall’interno, controlli spessimetrici ed eventuali altri controlli che si dovessero rendere necessari a fronte di situazioni evidenti di danno.

–        verifiche di funzionamento: consistenti nella constatazione della rispondenza delle condizioni di effettivo utilizzo con quanto indicato nella dichiarazione di messa in servizio e nelle istruzioni d’uso del fabbricante e nella constatazione della funzionalità degli accessori di sicurezza.

Esaurito questo breve ma necessario inciso sulle attrezzature in pressione, nel prossimo articolo proseguiremo la trattazione dell’organizzazione delle verifiche e controlli periodici delle attrezzature di lavoro.

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