Il sistema di Gestione per la salute e sicurezza dei lavoratori: vantaggi economici e limitazione delle responsabilità amministrative e penali. – Parte I –

Da 13 ottobre 2010Salute & Sicurezza
decreti attuativi jobs act

Quest’oggi sul blog UninformANGQ dedicato alla Qualita’, all’Ambiente ed alla Sicurezza pubblichiamo la prima parte di un interessantissimo articolo dedicato alla sicurezza sul lavoro che destera’, ne siamo certi, l’interesse di tutti i nostri appassionati lettori.

Negli articoli di gennaio e febbraio 2010 erano stati trattati gli effetti giuridici derivanti dalla mancata adozione di un modello di organizzazione finalizzato a prevenire i reati di omicidio colposo e lesioni colpose gravi e gravissime inviolazione delle norme antinfortunistiche a tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, ed era stata esaminato il contenuto e le motivazioni di una importante sentenza emessa in tal senso.

Con questo ed il prossimo articolo vogliamo affrontare l’argomento in senso ampio e generale, con l’obiettivo di individuare i principali vantaggi economici e la limitazione delle responsabilità amministrative e penali derivanti dall’adozione del sistema di gestione per la salute e la sicurezza dei lavoratori, in conformità con il BS Standard OHSAS 18001 e le Linee Guida UNI INAIL.

Con il D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231 (successivamente integrato da altre disposizioni normative) è stata introdotta nel nostro ordinamento la cosiddettaresponsabilità amministrativa da reato delle società, fornite o meno di personalità giuridica. Si tratta di un decreto col quale, al fine di meglio garantire il rispetto della legalità nell’esercizio dell’attività economica, viene imposto alle organizzazioni un meccanismo di auto-controllo la cui mancata attuazione può comportare l’inflizione, nei confronti della società, di un’ampia gamma di sanzioni che si aggiungono alla pena prevista per gli autori materiali del reato e che vengono irrogate dallo stesso giudice competente a conoscere ed a punire quegli autori.

In sostanza, qualora una persona che riveste (anche di fatto) la qualifica di amministratore, dirigente, rappresentante, preposto o dipendente di un’azienda commetta, anche di propria iniziativa, ma comunque nell’interesse o a vantaggio della società stessa, uno dei reati previsti dal D.Lgs. 231/2001, la responsabilità si estende anche alla società, nei confronti della quale potranno applicarsi, a seconda della gravità del fatto:
una sanzione pecuniaria (per cifre che possono arrivare ad un milione e cinquecentomila euro);

una sanzioneinterdittiva’, che può consistere a sua volta nella interruzione dell’attività esercitata, nella sospensione o revoca di atti autorizzatori rilasciati dalla Pubblica Amministrazione, nel divieto di stipulare contratti con la quest’ultima, nell’esclusione da (o nella revoca di) agevolazioni, finanziamenti, sussidi o contributi, o infine nel divieto di pubblicizzare beni o servizi;
la confisca del prezzo o del prodotto del reato (e dunque dell’utile ricavato dalla società a seguito della commissione dell’illecito);
la pubblicazione della sentenza di condanna;
il commissariamento della società
sanzioni queste, è bene sottolinearlo, la cui severità è accresciuta dalla possibilità (è il caso in particolare delle sanzioni interdittive) di anticiparne l’applicazione, quali misure cautelari, già nella fase delle indagini preliminari.

Fra i reati previsti dal D.Lgs. 231/2001 sono stati introdotti, con il Testo Unico per la Sicurezza (D.Lgs. 81/2008), quelli di omicidio colposo e lesioni colpose gravi o gravissime commessi in violazione delle norme antinfortunistiche e sulla tutela dell’igiene e della salute sul lavoro.

Il decreto, tuttavia, “esime” l’organizzazione dalla responsabilità amministrativa, purché si possa dimostrare che, lungi dall’aver agevolato la commissione del reato, il vertice aziendale ha fatto il possibile per evitarne la commissione da parte dei propri operatori. In particolare, l’azienda dovrà poter dimostrare:
che già prima della commissione del fatto, esso aveva adottato ed efficacemente applicato un regolamento interno (il cosiddetto ‘modello organizzativo’) finalizzato ad evitare comportamenti fraudolenti da parte di chi agisce in suo nome e per suo conto;
che il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli e di curare il loro aggiornamento era stato affidato ad un organismo dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
che gli autori materiali del reato hanno agito eludendo fraudolentemente il modello organizzativo;
che non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di cui sopra.

Se è vero insomma che dalla commissione di uno dei reati previsti può discendere una responsabilità a carico della società, è altrettanto vero che simile responsabilità ricorre solo allorquando alla società stessa possa imputarsi la cosiddetta ‘colpa di organizzazione’, vale a dire la mancata adozione ed attuazione di un nucleo di regole preventive (per l’appunto, il ‘modello organizzativo’), volte a prevenire o contrastare l’eventuale agire illecito dei soggetti e la messa in opera di un sistema di controllo interno.

La recente emanazione normativa in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro(D.Lgs. 81/2008), all’articolo 30, prevede una specifica relazione fra l’organizzazione per la sicurezza ed il modello organizzativo ai sensi del D.Lgs. 231, specificando, fra l’altro che strumenti adeguati a soddisfare i relativi requisiti possono essere considerati il BS standard OHSAS 18001 e le Linee Guida UNI INAIL, la cui adozione, pertanto, consente di garantire l’efficacia “esimente” in relazione ai reati di omicidio colposo e di lesioni gravi e gravissime causati da omissioni in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro.

Nella seconda parte tratteremo degli ulteriori importanti vantaggi derivanti dall’adozione del Sistema di Gestione per la Salute e la Sicurezza dei Lavoratori.

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