Il processo di valutazione dei rischi negli impianti industriali. – Parte I

Da 5 febbraio 2012Salute & Sicurezza
rischi negli impianti industriali

Occupandosi di rischi negli impianti industriali, nei precedenti articoli il blog Uninform – ANGQ dedicato alla Qualità, all’Ambiente ed alla Sicurezza, ha presentato una storia panoramica dell’approccio industriale alla gestione sistematica delle proprie attività, ponendo in evidenza i principali vantaggi e gli svantaggi emersi da circa un decennio di attività nell’ambito della consulenza dei sistemi di gestione ed infine affrontando il tema della misurazione delle prestazioni in materia di salute e sicurezza, quale elemento centrale per valutare l’efficacia del sistema di gestione attuato.

Il blog Uninform – ANGQ dedicato alla Qualità, all’Ambiente ed alla Sicurezza desidera qui di seguito affrontare un altro degli argomenti centrali, diremmo quasi essenziali per un corretto approccio organizzativo alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori: il processo di valutazione dei rischi.

L’individuazione dei pericoli e la valutazione dei rischi sono attività fondamentali per la gestione di un impianto industriale; esse devono essere attuate non solo nella fase di progettazione e di avviamento dello stesso, ma devono risultare costantemente aggiornata lungo tutto il suo ciclo di vita, è infatti determinante, per una efficace prevenzione degli infortuni attuare una sistematica gestione dei cambiamenti che spesso causano un degradamento delle performance di sicurezza, in virtù della naturale tendenza di tutti i sistemi, per quanto complessi, verso l’obsolescenza.

L’individuazione e la valutazione dei rischi sono attività potenzialmente dispendiose, in termini di tempo e risorse: possono richiedere infatti il coinvolgimento di specialisti esperti in diverse discipline, pertanto è essenziale che le relative attività siano gestite come un processo, ovvero pianificate accuratamente, attuate secondo quanto definito, misurate e periodicamente riesaminate, in modo da ottimizzare al massimo le risorse rese disponibili, giustificando quindi anche investimenti importanti in tal senso.

Come si accennava in precedenza, la valutazione dei rischi non è un’attività sporadica o iniziale, né tantomeno occasionale ed improvvisata, ma va vista come un processo continuo che deve necessariamente evolvere in linea con il ciclo di vita di un impianto: durante la sua progettazione saranno individuati i pericoli principali i quali potranno essere eliminati o ridotti con soluzioni tecniche opportune, durante le fasi costruttive si valuteranno le conseguenze per la sicurezza derivanti dalle modifiche rispetto alle misure definite dai progettisti, nella fase operativa, sarà necessario valutare il comportamento delle risorse umane, le riparazioni, le modifiche impiantistiche, le mutate condizioni di esercizio, le modifiche organizzative che possono influire anche significativamente sulla rilevanza dei rischi.

Inoltre, nelle fasi di esercizio è necessario concentrarsi non solo sulla normale ed usuale conduzione dell’impianto, ma anche identificare i pericoli che si possono generare nelle condizioni anomale e di emergenza, quali possono essere le fasi di avvio o fermata degli impianti, le attività di manutenzione, le attività sporadiche ed anche le situazioni di possibile emergenza.

Va però compresa quale sia la finalità ultima della valutazione dei rischi. La generale tendenza, nel tempo, è stata quella di produrre documenti di valutazione ponderosi, con una ampia descrizione dei processi e trattazione dei pericoli, procedendo quindi ad una valutazione anche approfondita delle singole cause di potenziale danno. Al termine dell’ardua lettura di questi documenti, tuttavia, la sensazione risultava di sostanziale inconcludenza; difficilmente i documenti predisposti consentivano di percepire quale ne fosse il fine ultimo: la definizione delle misure più idonee a proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori in funzione dei rischi specifici ai quali essi risultavano esposti durante le attività.

Va detto che con l’emanazione del D.Lgs. 81/2008 molto il legislatore ha contribuito a chiarire gli obiettivi principali del processo di valutazione dei rischi, infatti l’articolo 28, al comma 2, sancisce che: “Il documento […]redatto a conclusione della valutazione (dei rischi) […] deve […] contenere:

  1. una relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale siano specificati i criteri adottati per la valutazione stessa; la scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione;
  2. l’indicazione delle misure di prevenzione e di protezione attuate e deidispositivi di protezione individuali adottati […];
  3. il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento nel tempo dei livelli di sicurezza;
  4. l’individuazione delle procedure per l’attuazione delle misure da realizzare, nonché dei ruoli dell’organizzazione aziendale che vi debbono provvedere, a cui devono essere assegnati unicamente soggetti in possesso di adeguate competenze e poteri; […];
  5. l’individuazione delle mansioni che eventualmente espongono i lavoratori a rischi specifici che richiedono una riconosciuta capacità professionale, specifica esperienza, adeguata formazione e addestramento.

Nel prossimo articolo, quindi ci soffermeremo sulle più idonee modalità che possono essere attuate per una efficace attività di valutazione dei rischi.

Continua a seguire il il blog Uninform – ANGQ dedicato alla Qualità, all’Ambiente ed alla Sicurezza

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