Il processo di valutazione dei rischi negli impianti industriali – Parte II

Da 11 febbraio 2012Salute & Sicurezza
Interpello Ambienti Confinati

Come anticipato, quest’oggi il blog UninformANGQ dedicato alla Qualità, all’Ambiente ed alla Sicurezza torna ad occuparsi dei processi di valutazione dei rischi negli impianti industriali.

Nel precedente articolo abbiamo presentato una panoramica normativa ed organizzativa in materia di valutazione dei rischi.

Qui vogliamo presentare una modalità di approccio che consenta di garantire una efficace processo, al fine di definire misure opportune ed idonee per la protezione dei lavoratori.

Va innanzitutto chiarito un elemento centrale del processo di valutazione: essa ha lo scopo principale di definire quali siano lemisure di prevenzione e protezione da adottare non solo nell’uso di una attrezzatura o nell’esecuzione di una singola attività, ma va interpretata nell’ottica dello svolgimento di una mansione definita, ovvero di quel complesso di operazioni che un dato gruppo omogeneo di lavoratori svolge normalmente ma anche in condizioni anomale o di emergenza.

Pertanto, la prima fase dell’attività di valutazione dei rischi consiste nella identificazione dei gruppi omogenei (delle mansioni) nei quali tutto il personale potrà essere suddiviso. Successivamente si procederà con l’individuazione, per ogni gruppo omogeneo delle attività previste, che vengono svolte in condizioni ordinarie ed in condizioni non ordinarie.

A questo punto, quindi, mediante l’osservazione diretta delle attività ed eventualmente l’intervista del lavoratore o del suo diretto superiore può ulteriormente circoscrivere le attività svolte anche di rilevare la tipologia delle sostanze chimiche adoperate, le attrezzature utilizzate.

Dopo aver individuato le attività oggetto della mansione, si individuano, quindi, le situazioni di pericolo connesse e proseguendo quindi con la valutazione dei rischi che ne scaturiscono tenendo conto del sostanziarsi di due eventi dannosi per la popolazione lavorativa: l’evento infortunistico e l’esposizione a fattori che possono determinare una malattia professionale.

In entrambi i casi il rischio associato deriva dalla combinazione dei seguenti elementi: la probabilità che il danno si verifichi, direttamente correlata con l’esposizione delle persone al pericolo e la gravità del danno derivante da un potenziale infortunio / malattia professionale.

Dopo aver individuato i pericoli ed analizzato i rischi si procede quindi con la relativa valutazione al fine di determinare se è richiesta o meno una riduzione del rischio dando priorità agli interventi di prevenzione e protezione necessari, oppure se si è già in condizioni di sicurezza (rischio tollerabile).

I metodi che vengono generalmente adoperati sono di due tipi:

  • metodo semiquantitativo: è un metodo osservazionale il cui obiettivo è quello di identificare, per tutte le  operazioni svolte e le fasi di lavoro, i pericoli, le situazioni e gli eventi pericolosi che potrebbero portare ad un incidente; una volta identificato un possibile incidente, attraverso questo metodo si valuta l’entità dell’effetto che l’incidente ha sulla salute e sicurezza degli operatori e la probabilità di accadimento dell’incidente e, se necessario, si fanno delle proposte per l’adozione di misure di sicurezza;
  • metodo quantitativo: si riferisce in generale ai rischi che possono essere misurati: esposizione al rumore, alle vibrazioni, alle polveri, ad agenti chimici, ad agenti biologici. In questi casi, quindi, la valutazione non viene prodotta dall’osservazione del processo, ma desunta dalle attività di misurazione strumentale condotta in campo.

I due metodi, che generalmente vengono impiegati sinergicamente, dovranno tuttavia consentire di giungere ad una unica classificazione dei rischi, in quanto il livello di rischio individuato determina la priorità nella definizione e nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione e degli obiettivi di miglioramento.

Uno schema comunemente attuato è riportato di seguito; esso identifica quattro livelli di rischio e, per ognuno di essi, definisce i criteri per l’individuazione e l’attuazione di misure di prevenzione e protezione o di programmi di miglioramento, che, definiti per ogni mansioni, consentiranno di effettivamente di garantire che la valutazione dei rischi risulti un efficace strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali per la prevenzione di infortuni e malattie professionali.

Livello di rischio Misure
Rischio Molto Alto Il rischio non è tollerabile.Implementare ulteriori misure di prevenzione e protezione dai rischi, sia tecniche che organizzative (compresa la sorveglianza sanitaria), con immediatezza.Identificare misure di miglioramento ai fini della riduzione del livello di rischio da attuarsi entro 6 mesi.
Rischio Alto Implementare ulteriori misure di prevenzione e protezione dai rischi, sia tecniche che organizzative (compresa la sorveglianza sanitaria), entro 6 mesi.Identificare misure di miglioramento ai fini della riduzione del livello di rischio da attuarsi entro 1 anno.
Rischio Medio Il rischio è tollerabile. Le misure di prevenzione e protezioni adottate (compresa la sorveglianza sanitaria) sono sufficienti; esse vengono mantenute nel tempo.E’ comunque possibile valutare eventuali ulterioriazioni migliorative, con tempi di attuazione superiori ad 1 anno.
Rischio Basso Il rischio è sotto controllo. Non sono necessarie ulteriori misure di prevenzione e protezione (quelle in atto si possono ritenere sufficienti).

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