Decreto del Fare: la modifiche al Codice Ambiente

Da 6 agosto 2013Energia & Ambiente
Qualità dell'aria

Dopo il successo fatto registrare dall’ultimo articolo volto ad evidenziare l’attenzione prestata dal legislatore sul tema della Sicurezza sui luoghi di lavoro, il blog Uninform – ANGQ dedicato alla Qualità, all’Ambiente ed alla Sicurezza torna ad occuparsi nuovamente di questa interessantissima azione legislativa, ma questa volta con riferimento al tema ambientale, più nello specifico al Codice Ambiente.

Nello specifico, infatti, il Decreto Legge del Fare, Dl 21 giugno 2013 n.69, (in GU n.144 del 21-6-2013) che reca Disposizioni urgenti per il rilancio dell’economia, prevede, all’articolo 41 alcune modifiche alCodice Ambiente.

Oggetto di interpretazione e modifica diversi articoli del Codice ovvero, l’Art. 243 – Gestione delle acque sotterranee emunte,l’Art. 184-bis – Sottoprodotti, l’Art. 185 – Matrici da riporto (il DL modifica l’articolo 3 del DL 25 gennaio 2012, n. 2).

Viene quindi riscritto completamente l’articolo 243 del Titolo V Bonifica di siti contaminati, stabilendo che, caso di rischio sanitario dell’acqua di falda, oltre all’eliminazione della fonte di contaminazione ove possibile ed economicamente sostenibile, devono essere adottate misure di attenuazione della diffusione della contaminazione conformi alle finalità generali e agli obiettivi di tutela, conservazione e risparmio delle risorse idriche stabiliti dalla parte terza. L’articolo individua altresì gliinterventi di conterminazione fisica o idraulica e regola l’immissione diacque emunte in corpi idrici superficiali o in fognatura

Inoltre, vengono assimilate alla acque reflue industriali che provengono da uno scarico e come tali soggette al regime di cui alla parte terza, quelleacque emunte convogliate tramite un sistema stabile di collettamentoche collega senza soluzione di continuità il punto di prelievo di tali acque con il punto di immissione delle stesse, previo trattamento di depurazione, in corpo ricettore.

Il Decreto del Fare chiarisce anche in materia di sottoprodotti con riferimento alle terre e rocce da scavo: il nuovo comma 2-bis dell’articolo 184 dis del TUA, introdotto dal Decreto del Fare, stabilisce che  il DM 161/2012 si applica solo alle terre e rocce da scavo che provengono daattività o opere soggette a valutazione d’impatto ambientale o adautorizzazione integrata ambientale e non alle ipotesi disciplinate dall’articolo 109 del Codice Ambiente, che tratta invece della immersione in mare di materiale derivante da attività di escavo e attività di posa in mare di cavi e condotte.

Un altro tema spinoso che riguarda le aziende operanti nei settori di scavi industriali riguarda le matrici da riporto: il Decreto del Fare riporta l’interpretazione autentica dell’articolo 185 del D.Lgs.152/2006, e chiarisce che si riferiscono alla “nozione di suolo” quando “costituite da una miscela eterogenea di materiale di origine antropica, quali residui e scarti di produzione e di consumo, e di terreno, che compone un orizzonte stratigrafico specifico rispetto alle caratteristiche geologiche e stratigrafiche naturali del terreno in un determinato sito e utilizzati per la realizzazione di riempimenti, di rilevati e di reinterri“.

E sempre ai fini dell’esclusione delle matrici dalla disciplina del Capo IV del Codice Ambiente, il Decreto del Fare modifica l’art.3 del Decreto Ambiente richiedendo che le matrici siano sottoposte a test di cessioneeffettuato sui materiali granulari ai fini delle metodiche da utilizzare per escludere rischi di contaminazione delle acque sotterranee e siano conformi a quanto previsto dalla legislazione vigente in materia di bonifica dei siti contaminati.

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