COP25 a Madrid: gli ambientalisti denunciano il flop

Da 19 Dicembre 2019Energia & Ambiente
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E’ emersa appieno “la mancanza di impegno per accelerare e incrementare l’azione climatica da parte dei grandi paesi produttori.. La loro posizione è in netto contrasto con la scienza, con le crescenti richieste provenienti dalle piazze e i duri impatti già avvertiti in tutto il mondo, in particolare nei paesi vulnerabili».

Questa la sentenza del leader globale del Wwf su clima ed energia a valle della più lunga sessione di una Conferenza delle parti dell’United Nations framework convention on climate change (COP25 Unfccc) che si è conclusa, a Madrid, con una totale sottrazione di responsabilità da parte dei Paesi più inquinanti (Usa, Cina, India, Giappone, Brasile, Arabia Saudita, Australia) che non hanno conseguito i risultati significativi sperati

C’è stato totale disaccordo sui temi più importanti e rimasti insoluti…

Per il vicepresidente di Legambiente, Edoardo Zanchini è mancato il coraggio ma anche la leadership europea. Sostiene: “ La Commissione entro la primavera del 2020 deve presentare la proposta di aumento dell’obiettivo al 2030, in modo che i governi  possano raggiungere un accordo non oltre il Consiglio Europeo di giugno 2020. Solo così l’Europa può arrivare al Vertice Ue-Cina, con una proposta in grado di spingere la Cina a sottoscrivere un accordo ambizioso in vista della COP26 di Glasgow»,

Anche Greenpeace ha evidenziato che «I progressi che ci si auspicava emergessero dalla COP25 siano stati ancora una volta compromessi dagli interessi delle compagnie dei combustibili fossili e di quelle imprese che vedono in un accordo multilaterale contro l’emergenza climatica una minaccia per i loro margini di profitto.

Le criticità evidenziate da scienza e società civile sono state del tutto assoggettate, o escluse.

L’impegno per la riduzione delle emissioni è divenuto secondario rispetto al commercio delle quote di carbonio. E’ emerso come i Paesi più inquinanti operino anche vere e proprie scelte politiche a svantaggio del clima, nutrendo sempre più la sfiducia delle nuove generazioni, oltre che degli attivisti.

La scienza, quindi, non è più un punto di riferimento ma al contrario, si punta a “corromperla”.

Secondo Mauro Albrizio, responsabile ufficio europeo di Legambiente “L’Europa può e deve ridurre le sue emissioni di almeno il 65% entro il 2030, rispetto ai livelli del 1990, in coerenza con le indicazioni del recente Emissions Gap Report delle Nazioni Unite. Secondo il rapporto, per contenere il surriscaldamento del pianeta entro la soglia critica di 1.5°C, dal 2020 al 2030 le emissioni dovranno essere ridotte del 7.6% l’anno”.

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