Bando ISI 2014: fino a maggio le richieste di finanziamento

Da 27 Aprile 2015Salute & Sicurezza
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Dal 3 marzo fino al 7 maggio 2015 le aziende che intendono migliorare i propri dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro potranno inviare le proprie domande per il Bando ISI 2014 previa registrazione al portale INAIL.

A disposizione oltre 267 milioni di euro, come confermato dal Comunicato INAIL pubblicato in Gazzetta ufficiale Generale (n.294 del 19-12-2014).

L’avviso pubblico INAIL riguarda finanziamenti a fondo perduto per la realizzazione di progetti di miglioramento dei livelli di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro a favore di imprese, anche individuali, iscritte alla Camera di commercio, industria, artigianato e agricoltura.

Le risorse vengono assegnate in base all’ordine cronologico e coprono il al 65% dell’investimento, per un massimo di 130.000 euro

Nella sezione Incentivi per la sicurezza > Bando Isi 2014 sono disponibili gli avvisi pubblici regionali per la documentazione di dettaglio e i fac-simile della modulistica.

Dal 12 maggio 2015 le imprese che hanno raggiunto la soglia minima di ammissibilità e salvato la domanda possono accedere nuovamente alla procedura informatica ed effettuare il download del proprio codice identificativo che le individua in maniera univoca.

Prevista, infine, una terza fase in cui le imprese possono inviare attraverso lo sportello informatico la domanda di ammissione al contributo, utilizzando il codice identificativo attribuito alla propria domanda, ottenuto mediante la procedura di download. La data e gli orari di apertura e chiusura dello sportello informatico per l’invio delle domande saranno pubblicati sul sito Inail a partire dal 3 giugno 2015.

Nel 2014 furono oltre 23 mila le domande di finanziamento pervenute all’INAIL: furono assegnate 307 milioni a fondo perduto per uno stanziamento complessivo pari a circa 800 milioni di euro a partire dal 2010: di questi, 80 milioni furono destinati nel 2012 agli interventi per la messa in sicurezza di fabbriche e capannoni nelle aree dell’Emilia Romagna, della Lombardia e del Veneto colpite dal terremoto.

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