Alle Mauritius si è consumato un disastro ambientale 

Mauritius

A distanza di settimane da quando si è arenata la nave cargo al largo delle Mauritius, il danno ambientale provocato dall’imponente fuoriuscita di petrolio è destinato a protrarsi per almeno 20 anni.

Una macchia nera nell’eden azzurro delle Mauritius

Dopo il disastro del 25 luglio, quando la nave Mv Wakashio, di proprietà di una compagnia giapponese ma battente bandiera panamense, si è incagliata al largo dell’isola di Mauritius, sono stati arrestati il capitano ed il suo secondo perché, a seguito delle indagini della polizia locale, avrebbero messo in pericolo una navigazione sicura. Si ipotizza, a detta dell’equipaggio interrogato dagli inquirenti, che a bordo quel giorno ci fosse una festa di compleanno, e si fossero avvicinati tanto a riva per captare meglio il segnale del WiFi. 

Delle 4mila tonnellate di greggio presenti a bordo almeno mille si sono riversate in mare, compromettendo fortemente la flora e, conseguentemente, la fauna del luogo. Nonostante gli sforzi per pompare dalla nave le restanti 3mila tonnellate circa, grazie anche al duro lavoro dei volontari intervenuti sul posto, gli esperti ipotizzano una compromissione dell’ecosistema dell’isola per almeno 20 anni. 

Mauritius

Serve una maggiore tutela 

Non è la prima volta che accade un disastro ambientale del genere. Nel 2010, nel distante Golfo del Messico, furono ben 400mila le tonnellate di carburante riversate in mare a seguito dell’incidente della piattaforma petrolifera Deep Water Horizon, con migliaia di vittime tra le specie marine.

In questo caso, le tonnellate riversate in mare (“solo” mille) rischiano di generare altrettanti problemi, dal momento che la tragedia si è consumata vicino a due ecosistemi marini protetti dal punto di vista ambientale e vicino alla riserva del Blue Bay Marine Park, zona umida di importanza internazionale.

Sono rimaste pochissime aree marine di questo tipo con una biodiversità così ricca sul pianeta. Una fuoriuscita di petrolio come questa avrà un impatto devastante“, ha detto Corina Ciocan, docente senior di biologia marina presso l’Università di Brighton in Regno Unito.

E questo lo sanno anche gli abitanti del posto che, grazie all’aiuto delle forze dell’ordine locali ed i volontari, si sono riversati a migliaia sul posto per fare tutto il possibile ed arginare un disastro che, poco a poco, si consumava.

Ora, a tragedia finita, si può fare poco se non informarsi sui rischi provocati dalla marea nera e prevenire, con la maggiore responsabilizzazione possibile, simili altri disastri ambientali.

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