Allarme ONU: il pianeta a rischio apartheid climatico

Eventi estremi come il caldo record e la siccità diventano sempre più intensi e frequenti in diverse regioni. Sono le nazioni delle fasce tropicali e subtropicali a essere maggiormente coinvolte dagli impatti del clima impazzito. Il collasso della civiltà umana non è così lontano come potremmo immaginare. Il 2050, potrebbe essere proprio l’anno in cui, a causa dei cambiamenti climatici, gli ecosistemi terrestri crolleranno, dall’Artico all’Amazzonia alla Barriera corallina.

Philip Alston, relatore speciale all’Organizzazione Nazioni Unite sulla povertà e sui diritti umani, ha asserito che “si rischia di andare verso un “apartheid climatico” dove le persone benestanti pagano per sfuggire il surriscaldamento, la fame e le situazioni di conflitto, mentre il resto del mondo rimane a soffrire”.

Negli ultimi anni si parla sempre più spesso di “rifugiati ambientali” nei vari rapporti scientifici che analizzano i cambiamenti climatici e cercano di stimare la portata dei relativi rischi. Le stime indicano che già nel 2015 e 2016 decine di milioni di persone sono emigrate a livello globale per cause climatiche.

Città come Hong KongMumbaiGiacarta, Bangkok e molte altre, saranno abbandonate per l’aumento del livello del mare mentre interi paesi come il Bangladesh saranno inondati provocando lo spostamento dell’intera popolazione. Quasi un miliardo di persone diventerebbero profughi climatici e due miliardi vivrebbero in condizioni di scarsità idrica.

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